Dal 9 marzo al 10 aprile 2026
Presso: Fondazione Serughetti La Porta
L’Italia, l’Europa, il mondo intero sono entrati in una fase di nuovo “disordine” mondiale, ancora più cupo e precario di quanto avessimo sperimentato con l’invasione russa dell’Ucraina. Il massacro dei palestinesi di Gaza, gli interventi militari in Venezuela e altri stati, le arroganti pretese territoriali… insomma la “soppressione” del diritto internazionale ad opera di chi dovrebbe sostenerlo e difenderlo ci stanno assuefacendo a un lessico di guerra che inquina le nostre menti. La politica estera di Trump ha messo in discussione i fondamenti della “sicurezza” europea, accendendo impietosamente i fari sulla debolezza del nostro continente… E la risposta non può essere semplicemente “armiamoci”, per singoli stati o per intero continente, peraltro privo di una politica estera condivisa.
Per riflettere e capire se un’altra strada è possibile, abbiamo bisogno di conoscere e di informarci uscendo dalla logica mediatica e autoassolutoria di semplificazioni e slogan.
Fondazione Serughetti La Porta e ANPI provinciale con la collaborazione di Libreria Palomar propongono un ciclo di incontri che si snoda su quattro focus: l’informazione, l’intelligenza artificiale al servizio della guerra, il riarmo europeo, il nuovo quadro mondiale di rapporti tra Usa e Europa.
PROGRAMMA
Lunedì 9 marzo ore 21
ARRUOLARE LA MENTE. Strategie mediatiche del bellicismo e risposte di pace
Giuseppe Mazza, copywriter, docente di Comunicazione
Lunedì 16 marzo ore 21
GUERRE IN CODICE. Come le intelligenze artificiali resettano le democrazie
Paolo Barcella, docente di Storia Contemporanea, Università di Bergamo
discute con l’autore Michele Mezza, giornalista e docente Università Federico II, Napoli
Giovedì 26 marzo ore 21
EUROPA A MANO ARMATA. La nuova militarizzazione europea e le alternative.
Paolo Maranzano, ricercatore di Statistica Economica, Università Milano-Bicocca; Fondazione Eni
Enrico Mattei Futura D’Aprile, giornalista freelance e ricercatrice
Venerdì 10 aprile ore 21
UN ESERCITO PER L’EUROPA?
Sicurezza e difesa comune fra ambizioni geopolitiche e crisi dell’‘ombrello atlantico’
Gianluca Pastori, docente di Storia delle relazioni politiche tra Nord America ed Europa, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
ARRUOLARE LA MENTE – Strategie mediatiche del bellicismo e risposte di pace
I media operano per imporre la guerra come nuova normalità. Lo fanno in modo incessante,
diffondendo opinioni unanimi e organizzando l’informazione. Così la guerra moderna conferma la
sua natura fondamentale: un’aggressione delle classi dirigenti contro i popoli. Guardare da vicino e
comprendere questa colossale opera di propaganda è fondamentale. D’altra parte, la larghissima
maggioranza delle persone mantiene un’irriducibile contrarietà al bellicismo: e anche questa opera
di capillare e spesso silenzioso rifiuto del messaggio di potere è da analizzare, comprendere e
valorizzare.
GUERRE IN CODICE. Come le intelligenze artificiali resettano le democrazie
Presentazione del libro di Michele Mezza, Donzelli, 2026
Nelle tecnologie belliche e in quelle di controllo civile sono all’opera gli stessi meccanismi di
programmazione degli attacchi e delle interferenze cognitive. In questo quadro emerge ormai fin
troppo visibile la strategia di una tecnodestra che mira a sostituire la politica con il calcolo, le regole
con il codice. Solo negoziando costantemente dati e algoritmi si può rigenerare una democrazia
assediata dai templari digitali di Peter Thiel.
EUROPA A MANO ARMATA. La nuova militarizzazione europea e le alternative
Quale è la parte più preoccupante della nuova corsa agli armamenti che sta travolgendo l’Europa e
le sue istituzioni? Probabilmente è che il riarmo europeo del 2026 è disordinato e insostenibile
(sotto troppi punti di vista). Disordinato perché volendo soddisfare tutte le anime che la
compongono, l’Europa sta procedendo in maniera frammentata e poco lungimirante, favorendo
accordi tra gruppetti di paesi che entrano in competizione per la tecnologia e le risorse da investire.
Insostenibile perché volersi riarmare oggi significa sacrificare una parte rilevante del welfare state e
dei diritti sociali che a fatica le società Europee hanno faticosamente mantenuto finora per
finanziare un nuovo “warfare state” distruttivo e senza reali benefici per le persone, l’ambiente e il
progresso sociale.
UN ESERCITO PER L’EUROPA?
Sicurezza e difesa comune fra ambizioni geopolitiche e crisi dell’‘ombrello atlantico’
La definizione di una credibile politica di sicurezza e difesa è da sempre un aspetto problematico
dell’azione europea. Tuttavia, negli ultimi anni, le tensioni fra gli Stati Uniti e il Vecchio continente,
unite al timore di un disimpegno di Washington dal suo tradizionale ruolo di provider di sicurezza,
hanno ridato forza all’idea di un’identità militare europea in qualche modo autonoma rispetto
all’ombrello USA. L’invasione dell’Ucraina, nel febbraio 2022, ha dato un’ulteriore accelerazione a
questo processo.
I risultati più evidenti sono stati un aumento generalizzato della spesa militare dei paesi UE e
un’accelerazione (anche se non priva di contraddizioni) degli sforzi di collaborazione in campo
militare-industriale fra i diversi ‘campioni nazionali’. Le ricadute effettive di queste dinamiche restano, tuttavia, da valutare, alla luce sia dello sviluppo dal quadro politico interno all’Unione, sia
del possibile evolversi dei rapporti con Washington, alla luce di quelle che saranno le scelte
dell’amministrazione Trump.
La posizione degli Stati Uniti sul tema dell’autonomia militare europea è sempre stata piuttosto
cauta. Specialmente negli ultimi dieci anni, tuttavia, molto è cambiato, dentro e fuori la NATO. Se
per Washington un ridimensionamento dell’impegno in Europa appare uno sviluppo ormai scontato,
per l’Unione Europea ciò apre la questione di come conciliare le attuali ambizioni a giocare un
nuovo ruolo ‘geopolitico’ con quella natura di ‘potenza civile’ che è stato a lungo il tratto centrale
della sua identità.