Letture contro la guerra
Lunedì 12 e 19 ottobre alle 17:30
presso: Fondazione Serughetti La Porta
Ciclo di incontri promosso da Fondazione Serughetti la Porta, e da CGIL Bergamo
In collaborazione con Libreria Palomar
Non si tratta di «fermare» la guerra. Basterebbe un armistizio.
Neppure di vincere una guerra. La storia è piena di vittorie dell’«ultima guerra».
E, mentre si firma un trattato di pace fra vincitori e vinti, già si lucidano le armi per riprendere i combattimenti.
Né si tratta di limitare o, al limite, distruggere le armi: il giorno dopo si può ricominciare a costruirle.
Sono tutti epifenomeni. La realtà è ben altra. Più profonda. (…)
La sfida è altrove: sradicare la guerra. Andare in profondità, togliere le radici di questo cancro che ha distrutto e continua a distruggere tanta parte dell’umanità, cambiando continuamente volto.
Sradicare la guerra significa ben di più che disarmare, ben di più che fare l’ultima, ennesima trattativa, ben di più che fare auspici di pace. Significa innanzitutto credere che la pace è possibile, che non è vero che siamo destinati, intanto che ci saranno persone sulla terra, a convivere con questo cancro spaventoso.
Sradicare la guerra si fa allora sperimentazione di un nuovo modo di essere e di vivere, ma anche ricerca di forme, tecniche che permettano di difendersi uscendo dalla logica militare. E abbandonare il militare significa di fatto cambiare la struttura del vivere sociale.
Eugenio Melandri, 1990
Nello spirito di quanto scriveva Eugenio Melandri nel 1990, riparte anche quest’anno “A che punto è la notte? Letture contro la guerra”.
Lo faremo con una particolare attenzione allo sguardo di genere e alla voce di donne e uomini che, a partire dalla propria esperienza, da tempo riflettono sull’intreccio tra violenza e identità, relazioni, linguaggi e mentalità guerriere.
Come scrive Judit Butler, «gli argomenti contro la violenza non implicano solo una critica dell’individualismo, ma anche un’elaborazione di quei legami sociali, o di quelle relazioni, che richiedono proprio la nonviolenza».
PROGRAMMA
Lunedì 12 ottobre alle 17:30
Una vita in traduzione. Il femminismo transnazionale di Rada Iveković
(Ombre Corte, 2026)
a cura di Chiara Bonfiglioli, Stefania Maffeis e Mara Montanaro
con Rada Iveković e Chiara Bonfiglioli
Lunedì 19 ottobre alle 17:30
Disonorare la guerra. Percorsi e proposte per una maschilità di pace
(Ass. Multimage, 2026)
A cura di Maschile Plurale
con Marco Deriu e Maddalena Bonelli
→ PROFILO RELATRICI E RELATORE
→ LOCANDINA
Una vita in traduzione.
Il femminismo transnazionale di Rada Iveković
(Ombre Corte, 2026)
a cura di Chiara Bonfiglioli, Stefania Maffeis e Mara Montanaro
Rada Iveković è una delle voci più originali del pensiero contemporaneo, una figura “nomade” che ha trasformato il confine in un punto di osservazione privilegiato.
Per la prima volta, questo volume offre al pubblico italiano una prospettiva organica sulla sua opera, capace di intrecciare filosofie orientali, post-strutturalismo e le istanze più radicali del femminismo degli ultimi trent’anni. Attraverso una selezione dei suoi saggi più significativi e un’intensa intervista biografica, chi legge può seguire le tracce di un’esistenza trascorsa tra la Jugoslavia partigiana, gli studi di indologia a Delhi e l’impegno politico a Parigi e Roma. Dalla resistenza contro la guerra nei Balcani alla critica della partizione del mondo, il pensiero di Iveković si rivela oggi di straordinaria attualità: uno strumento critico prezioso per sfidare le logiche di dominio del nostro tempo e ripensare la politica e l’identità come “traduzione”.
Il volume è arricchito dal contributo delle curatrici che rielaborano il pensiero di Iveković a partire dalla filosofia della traduzione e della migrazione, dal contributo al femminismo jugoslavo e dalla sua filosofia femminista.
Rada Iveković alla Porta nel maggio del 2007
E’ un onore per noi accogliere nella nostra sala a quasi vent’anni di distanza Rada Iveković.
Il 25 maggio 2007 la filosofa apriva il ciclo di incontri La trasformazione in-politica con una relazione dal titolo
L’identità: crisi delle identità politiche e frammentazioni delle identità culturali
Il ciclo era stato organizzato dalla Fondazione Serughetti La Porta in collaborazione con Ass. Antigone‚ Ass. Millepiani‚ Ufficio Pace del Comune di Bergamo e con il Patrocinio della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Bergamo.
Mettiamo qui a disposizione la registrazione di quell’intervento e il testo che Rada Iveković ci consegnò come introduzione al suo contributo.

Disonorare la guerra
Percorsi e proposte per una maschilità di pace
(Ass. Multimage, 2026)
A cura di Maschile Plurale
Contrastare la cultura della guerra non significa solamente opporsi all’effettivo impiego delle bombe, dei missili, alla mobilitazione ma contestare l’intero orientamento di una società verso la militarizzazione e la normalizzazione della guerra come strumento di gestione dei conflitti. Significa confliggere con l’immaginario del “future warrior”, del soldato-macchina che è al centro non solo dei film ma anche dei laboratori militari.
All’idea di un corpo-arma, vogliamo opporre invece l’immagine di un corpo maschile aperto, sensibile, empatico e accogliente, e con esso l’idea di un maschile accudente, capace di prendersi cura dei bambini, dei malati, degli anziani, come di piante, animali, contesti viventi.
L’obiezione di coscienza che ci riproponiamo dunque non è solo alla leva militare ma alla militarizzazione dell’uomo, della società, del pianeta.
Tra le sue numerose pubblicazioni, segnaliamo i contributi pubblicati sui Quaderni della decrescita (https://quadernidelladecrescita.it/), in particolare:
https://quadernidelladecrescita.it/2024/05/06/pacifismo-punto-e-capo-segnavia-per-ripartire