La prima radice: il testamento politico-spirituale di Simone Weil
Incontro con Giancarlo Gaeta, a cura della Comunità di ricerca – nonviolenza
Venerdì 8 maggio, ore 18,00
Presso: Fondazione Serughetti La Porta

« Un metodo di educazione non vale molto se non si ispira all’idea di una certa perfezione umana. Quando si tratta dell’educazione di un popolo, quest’idea deve essere l’idea di una civiltà. Non bisogna cercarla nel passato, che ha in sé soltanto opere imperfette. E ancor meno nei nostri sogni del futuro che sono necessariamente mediocri come noi, e quindi inferiori di molto al passato. Bisogna cercare l’ispirazione di una educazione simile, come anche il metodo, fra le verità eternamente iscritte nella natura delle cose.
Ecco, a questo proposito, qualche indicazione.
Quattro sono soprattutto gli ostacoli che ci separano da una forma di civiltà che valga qualcosa. La nostra falsa idea di grandezza; la degradazione del senso della giustizia; la nostra idolatria per il denaro; e l’assenza di ispirazione religiosa.»
Simone Weil, “La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano”, trad. it. di F. Fortini, SE, 1990, p.198
Rileggere l’opera weiliana oggi, e, in particolare, rileggere gli scritti sulla guerra, significa rendersi conto come Weil stessa affermava citando Platone, di quanto siano distanti l’essenza del necessario e quella del bene. Di quanto la guerra sia lontana dalla giustizia, nonostante chi decide di scatenarla spesso lo faccia proprio in nome della giustizia. Lo sforzo che ancora oggi Weil ci invita a fare è quello di coltivare un coraggio che non sia quello della guerra, ma quello della responsabilità e del rispetto per ciascun essere umano, in particolare per tutti e tutte coloro la cui voce rimane inascoltata, ai margini della storia, nonostante il levarsi del loro assordante “perché mi viene fatto del male?”.
(Rita Fulco, Simone Weil e la guerra. Una lettura attuale)
L’attenzione e l’amore per la realtà «straniera a questo mondo», che è l’unico fondamento del bene, rappresentano la possibilità solo umana di esercitare un potere altro, che può divenire espressione indiretta ma reale della nostra capacità di convertirci dalla barbarie, e farci carico dell’obbligo verso ogni singolo essere umano, così com’è, nei suoi bisogni del corpo e dell’anima. È un testo che merita una lettura ruminata, lenta e attenta, assieme a L’enracinement, perché rappresentano un contributo unico alla riflessione etica contemporanea. Per trascendere i limiti sempre più evidenti di una cultura dei diritti umani che pensa di essere fondata su se stessa, e che non riesce a trasformare concretamente il nostro mondo, quando la impressionante e documentata presenza capillare e quotidiana di infinite violazioni dei diritti stessi sembra a tratti trascinarci, di nuovo, verso una cattiva filosofia della storia, rassegnata all’incremento della barbarie tra noi.
(Fulvio C. Manara – ottobre 2009)
Simone Weil ci propone un radicale capovolgimento di prospettiva, fornendoci la chiara spiegazione delle ragioni profonde dell’asimmetria tra doveri e diritti. Tale asimmetria è dovuta al fatto che i diritti umani sono sempre relativi, mentre il loro vero «fondamento» non è altro che l’obbligo incondizionato che ogni essere umano ha verso ogni altro essere umano, in qualsiasi contesto possibile. È da tale obbligo che deriva ogni dovere (e la Weil stessa si cimenta nel tentare una «carta dei doveri verso l’essere umano»). Ne L’enracinement, la Weil ci propone una riflessione provocante e radicale sulla relatività dei diritti umani, per mostrare la loro totale dipendenza dal principio incondizionato dell’obbligo di cui si è detto.
Per la Weil ogni essere umano ha un’aspettativa fondante e fondamentale rivolta ad ogni altro: che gli si faccia del bene e non del male. [La domanda è “Perché mi si fa del male?”, l’unica in grado di dare un fondamento al rispetto dovuto ad ogni essere umano e alla sua esigenza di giustizia]. Il principio più elevato di giustizia cui la Weil fa riferimento è esattamente il “principio nonviolenza”.
(Fulvio C. Manara – 2011)
E tuttavia pochi libri ci sono necessari come L’enracinement, un tentativo estremo di ripensare i presupposti filosofici, morali e politici sui quali dar vita a una civiltà opposta a quella che sta mandando in rovina l’umanità intera; non tanto per quel che esso propone ma per quello che esso distrugge: l’illusione potente di essere figli di una grande e nobile civiltà, costruita sul duplice, incoerente fondamento della cultura greco-latina ed ebraico-cristiana. Simone Weil ha creato un’immagine ideale della grecità e del Cristianesimo affinché risultasse netta l’erranza. Una erranza non di percorso, ma di natura: l’esser diventati altri, l’esser diventati «romani»; l’aver optato per la forza come motore della storia, l’aver subordinato i bisogni degli individui alle ragioni della collettività; l’essersi di conseguenza sradicati spiritualmente per andare poi a sradicare le civiltà degli altri continenti.
(Giancarlo Gaeta, Simone Weil: le radici religiose del totalitarismo)
Giancarlo Gaeta ha insegnato Storia del cristianesimo antico presso l’Università di Firenze.
Ha pubblicato studi sul Nuovo Testamento e saggi sul pensiero filosofico-religioso del Novecento in particolare su Simone Weil, di cui ha curato la pubblicazione delle opere per Adelphi, e per Quodlibet una raccolta di studi: Leggere Simone Weil (2018). Ha tradotto e commentato i Vangeli, di cui Einaudi ha pubblicato l’edizione con testo greco a fronte nel 2006; una nuova edizione senza il testo greco è uscita nel 2024 per le edizioni Quodlibet.
Tra le pubblicazioni recenti si segnalano Il tempo della fine. Prossimità e distanza della figura di Gesù e In attesa del regno. Il cristianesimo alla svolta dei tempi (Quodlibet 2020, 2022). Nel 2025 ha pubblicato In tempi bui. Dietrich Bonhoeffer, Simone Weil, Walter Benjamin, Etty Hillesum testimoni della catastrofe, Edizioni Com Nuovi Tempi. Un suo recente contributo dedicato a “L’enracinement” è contenuto nel volume Necessità e bene. Intorno al pensiero di Simone Weil a cura di Isabella Adinolfi (Il melangolo, 2025).
Per approfondire:
– Giancarlo Gaeta, Simone Weil: tappe e significato di un percorso spirituale, in “I volti della memoria”, I quaderni della Porta n. 70, Bergamo 1998, pp. 55-69, disponibile alla pagina web della fondazione:
https://www.laportabergamo.it/quad-70-i-volti-della-memoria-gaeta/
– Giancarlo Gaeta, In tempi bui. Dietrich Bonhoeffer, Simone Weil, Walter Benjamin, Etty Hillesum testimoni della catastrofe, Edizioni Com Nuovi Tempi, 2025.
– Giancarlo Gaeta, Sull’uso improprio del pensiero di Simone Weil, Gli Asini, 2 Marzo 2020
https://gliasinirivista.org/sulluso-improprio-del-pensiero-di-simone-weil/
– Fulvio C. Manara, Il rispetto dei diritti umani e il suo esercizio nella comunità di ricerca filosofica con i bambini, Intervento al XII Colloque interdisciplinaire d’Èthique et des Droits de l’Homme, Université de Fribourg, 29 avril-1 mai 2010, pubblicato in “Educazione Democratica”, n. 2, 2011, pp. 286-287:
https://www.educazioneaperta.it/media/files/Ed_2_2011.pdf
– Pensare il presente con Simone Weil, a cura di Fabio Amigoni e Fulvio C. Manara, I quaderni della Porta n. 82, Effatà, 2017.
https://editrice.effata.it/libro/9788869292590/pensare-il-presente-con-simone-weil/
– Simone Weil, Una costituente per l’Europa. Scritti londinesi, a cura di Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito, Castelvecchi, 2013.
– Il classico in discussione: Simone Weil e la guerra (a cura di Rita Fulco) Testi di : T. Greco, M.C. Sala, D. Canciani e M.A. Vito, C. Zamboni, F. Veltri V. 6 N. 2 (2025): “INDISCIPLINE” rivista di scienze sociali, Morlacchi ed. (pag. 81-137)
https://riviste.morlacchilibri.com/index.php/indiscipline/issue/view/38
– Radio3 / Pantheon
In questi tempi di intelligenza offuscata – Rileggere Simone Weil a ottant’anni dalla morte a cura di Gabriella Caramore
https://www.raiplaysound.it/playlist/inquestitempidiintelligenzaoffuscata-rileggeresimoneweilaottantannidallamorte
Relatore
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Gaeta Giancarlo