25 gennaio 17:00 presso: Chiesa di San Fermo – via San Fermo 11 – Bergamo
Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca: Considerate la vostra semenza: Fatti non foste a viver come bruti, Ma per seguir virtute e conoscenza. Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono.
Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1989, pag. 102
Recitare il canto di Ulisse ad Auschwitz, scrivere poesie sull’ultimo pezzo di carta salvato, seppellire un poema in una bottiglia sotto un albero del campo di Vittel per resistere agli orrori e riconquistare umanità.
Ieri come oggi la poesia diventa gesto di vita, di resistenza e di testimonianza. Ad Auschwitz, a Sarajevo, a Gaza…..
Introduce Carmen Plebani. Laura Corraducci dialoga con Monica Guerra.
Le poete si confronteranno tra loro presentandoci testi, percorsi poetici, il loro rapporto con la scrittura.
Vi invitiamo al secondo incontro del ciclo POESIA CHE FA CIVILTÀ organizzato da Abitare la poesia, Fondazione Serughetti La Porta e Biblioteca Tiraboschi.
La poesia non è un lusso, una lingua per pochi adepti, uno sfoggio di retorica, ma, come ricorda il titolo, un esercizio di civiltà che riguarda il nostro comunicare, le relazioni, lo stare insieme. È una forma di espressione che richiede e agisce responsabilità: cerca di salvaguardare la dignità delle parole per contrastarne l’uso arrogante, prepotente, bellicoso, superficiale, e cerca di mettere in circolo umanità perché esige che si maneggino con cura, rispetto e attenzione la vita, le relazioni, gli esseri viventi, le cose, i luoghi. Perciò la poesia può essere un antidoto in tempi incivili.
Laura Corraducci è nata e risiede a Pesaro, è insegnante di inglese, poeta e traduttrice.
Nel 2007 ha pubblicato il suo primo libro di poesie Lux Renova ed. Del Leone. Suoi inediti sono apparsi su Punto, Almanacco della poesia italiana, ed. Puntoacapo e sull’Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea 2, ed. Raffaelli.
Dal 2012 organizza, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della sua città, la rassegna poetica “Vaghe stelle dell’Orsa” dedicata alla poesia contemporanea italiana e straniera che ha ospitato importanti poeti del panorama letterario italiano e straniero.
Nel 2015 per Raffaelli editore pubblica la sua seconda raccolta poetica dal titolo Il Canto di Cecilia e altre poesie che si classifica al secondo posto nel concorso poetico “Premio di poesia Camposampiero 2016”.
Ha scritto e portato in scena il recital poetico “Dell’amore, della parola e di altri tormenti“. Sue poesie sono state tradotte in lingua spagnola, inglese, olandese, rumena, francese e portoghese.
Ha tradotto il libro “Dire sì in russo” della poeta inglese Caroline Clark, testi della poeta turca Muesser Yehniay e del poeta americano Bill Wolak. Ha partecipato a diversi festival internazionali di poesia.
Nel 2020 ha pubblicato il suo terzo libro di poesie Il passo dell’obbedienza ed. Moretti e Vitali.A breve uscirà il nuovo libro Tableaux con prefazione di Alessandro Rivali, ed. Pequod
Monica Guerra è nata a Faenza nel 1972. Alcune sue pubblicazioni monografiche sono: A ogni latitudine / At every latitude (Il Vicolo, 2024), Entro fuori le mura (Arcipelago Itaca, 2021), Nella moltitudine (Il Vicolo, 2020); Sulla Soglia /On the Threshold (Samuele Editore, 2017); Sotto Vuoto (Il Vicolo, 2016); Il respiro dei luoghi (Il Vicolo 2014). Ha inoltre pubblicato le seguenti sillogi: FuoriCampo nei volumi 29-32 nr. 1-2 de L’anello che non tiene – Journal of Modern Italian Literature (Wisconsin University, 2022); Spezzare il pane nel Quarto Repertorio di Poesia Italiana Contemporanea (Arcipelago Itaca, 2020); Expectations nel Journal of Italian Studies (Northeast Modern Language Association, 2019).
Ha collaborato come traduttrice alle seguenti pubblicazioni: La bilancia del cielo di Nadia Scappini (Graphie, 2021); Diventa l’albero di George Mario Angel Quintero (Samuele Editore, 2020); Hundred Great Indian Poems a cura di Abhay K. (Bloomsbury, India, 2018). Ha tradotto dal romeno testi di Constantin Severin, e Ion Muresan. Suoi testi sono tradotti in inglese, spagnolo, russo, ucraino e romeno e sono presenti in diverse antologie e pubblicazioni monografiche.
Ha curato un laboratorio biennale di traduzione presso Târgu Mureș University da cui è nato il libro In prag (University Press, 2024); è stata ospite del New York Poetry Festival a ottobre 2024 e ha presentato nello stesso anno il suo lavoro di poeta e traduttrice alla Cuny University di New York. Nel 2020 è stata ospite del convegno North-East Modern Language Association a Washington organizzato da Georgetown University.
Cura laboratori di poesia e di traduzione, letture e presentazioni. È presidente dell’Associazione Independent Poetry e membro della redazione.
Un ciclo sulla scrittura poetica organizzato da Abitare la poesia, Fondazione Serughetti La Porta e Biblioteca Tiraboschi. In ogni incontro due autori o autrici dialogheranno tra loro presentandoci il loro percorso poetico, il rapporto con la scrittura e alcuni testi.
Chiesa valdese viale Roma, Bergamo Parole e musica con il cantautore Alessandro Sipolo e la violoncellista Daniela Savoldi
Il ciclo Futuri possibili: sperare tra visioni e realtà si chiude con un incontro che mescola le parole e la musica del cantautore Alessandro Sipolo e della violoncellista Daniela Savoldi.
L’intero percorso di ricerca e confronto sulla speranza ci ha offerto l’occasione di avvicinarci al tema con sguardi diversi perché, di fronte ad una sfida così urgente e difficile, pensiamo sia importante ampliare la nostra capacità di “sentire” la vita nelle sue varie forme attraverso linguaggi ed espressioni che sappiano coniugare pensiero e creatività, responsabilità e leggerezza, ironia e desiderio. Le canzoni in questo ci possono aiutare, quando raccontano piccole e grandi storie, quando diventano luoghi di domande e di incontri.
PROFILI RELATORI E RELATRICI
Alessandro Sipolo nasce in provincia di Brescia nel 1986. Nel 2013 pubblica il suo primo album Eppur bisogna andare, prodotto da Giorgio Cordini, storico chitarrista di Fabrizio De André. Il disco, concept album sul tema della “resistenza”, intesa sia in senso storico che quotidiano, vince il premio Beppe Gentile 2014 come migliore album d’esordio. Nel 2015 pubblica il suo secondo album Eresie, prodotto con la collaborazione artistica di Taketo Gohara e Giorgio Cordini e impreziosito dalla partecipazione di grandi artisti quali, tra gli altri, Ellade Bandini, Finaz (Bandabardò) e Alessandro “Asso” Stefana. Nel 2019 esce il terzo album Un altro equilibrio, il cui tour conta più di sessanta date tra Italia e Francia.
Ha partecipato a diverse prestigiose rassegne di arte e cultura, sia in Italia che all’estero.
Il 20 settembre 2024 è uscito il quarto album D’io Matria Vaniglia: il titolo fa il verso allo slogan “Dio, Patria, Famiglia”, tornato prepotentemente di moda con le ultime inquietanti versioni del nazionalismo. D’io, con l’apostrofo, è lo sguardo distolto dal cielo e rivolto all’umano; Matria è la terra accogliente, luogo dai confini permeabili contrapposto alla Patria, guerresca e identitaria; Vaniglia è il profumo volatile del piacere, opposto alle “radici” del dovere tradizionale.
Parallelamente all’attività musicale, Sipolo svolge, dal 2010, attività di ricerca, progettazione e coordinamento in materia di sociologia delle migrazioni e sociologia della criminalità organizzata.
È fondatore e coordinatore della rassegna culturale Umanità Migrante e della Scuola Popolare Antimafia.
Daniela Savoldi è una violoncellista italo-brasiliana che vive e lavora a Brescia. Studia il violoncello dall’età di dieci anni. Dopo il diploma in violoncello al Conservatorio si avvicina ad altri generi musicali che le offrono spunti e stimoli nuovi: klezmer, bossa nova, musica indiana, rock, pop, musica popolare, musica d’autore. Il suo lavoro si apre così all’improvvisazione che mescola le diverse esperienze e i diversi generi: ama definire pennellate sonore i propri incontri con lo strumento che si rivelano in melodie autentiche e fraseggi personalissimi spesso suggeriti estemporaneamente dall’incontro con altre arti come la danza contemporanea o il teatro.
Collabora con artisti del panorama indie, sia in studio che dal vivo. Ha inciso col suo violoncello per: Muse, Le Luci Della Centrale Elettrica, Paola Turci, Lorenzo Monguzzi. Ha collaborato con Calibro 35, Dente, Nada Malanima, Gianni Maroccolo, Alessandro Mannarino. Suona con Vincenzo Fasano, Francesca Lago, Corimè e con Le Man Avec Les Lunettes, gruppo Indie-Pop con cui ha suonato in tutta Europa.
Fondazione Serughetti Centro la Porta Presentazione del libro di Piergiorgio Caprioli, Un anno (europa edizioni, 2024)
dialoga con l’autore Gian Gabriele Vertova
Il ritrovamento di un messaggio in una bottiglia consegnata dal mare inizia Mino e i suoi amici a un’appassionante caccia al tesoro che si dipana per l’intera Penisola. Non molto dissimile da quel biglietto consumato è questo romanzo, un “divertente thriller piccolo borghese”, come si legge in Prefazione, solo apparentemente semplice, carico invece di significati nascosti che solo un attento lettore saprà rivelare. La ricerca, leitmotiv dell’intera opera, è occasione di crescita e conoscenza; non è tanto il “cerchio da chiudere”, il problema, quanto le tangenti che dalla circonferenza si muovono verso nuovi orizzonti, inattesi obiettivi, storie da condividere, per poi tornare lì, al cerchio da chiudere, e scoprire che il messaggio nascosto è solo una scusa, l’alibi che scagiona dall’accusa di una vita vana, priva di passione e curiosità, quanti in lui si cimentano.
Fondazione Serughetti La Porta Pratiche di resistenza nella vita quotidiana con Tarcisio Plebani
Proseguiamo il percorso Futuri possibili: sperare tra visioni e realtà invitandovi all’incontro con Tarcisio Plebani, che ci parlerà di pratiche di resistenza nella vita quotidiana.
Abbiamo bisogno di nutrire la speranza di immagini, storie, gesti. Abbiamo bisogno di scoprire intorno a noi esperienze che forzino la realtà quando sembra impossibilitata ad aprirsi al futuro.
Non esperienze eroiche e mitizzate, ma pratiche quotidiane, pensieri condivisi, scelte individuali e collettive divergenti rispetto ai rapporti sociali dominanti, scelte che resistano alla tentazione di adattarsi passivamente al presente e ci facciano intravedere possibilità di più ampio respiro.
15 novembre, Tàtami di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi (2023)
22 novembre, Terra e polvere di Li Ruijun (2023)
The Old Oak di Ken Loach (2023)
Regia: Ken Loach Interpreti: Dave Turner (TJ Ballantyne), Ebla Mari (Yari), Debbie Honeywood (Tania), Claire Rodgerson (Laura Reuben), Andy Dawson (Micky) Genere: Drammatico – Origine: Gran Bretagna/Francia – Anno: 2023 – Soggetto: Paul Laverty – Sceneggiatura: Paul Laverty – Fotografia: Robbie Ryan – Musica: George Fenton – Montaggio: Jonathan Morris – Durata: 113′ – Produzione: Sixteen Films, StudioCanal UK, Why Not Productions, Les Films du Fleuve – Distribuzione: Lucky Red (2023)
La speranza ha un verso, una direzione, un orizzonte futuro a cui guardare?
Quali versi, parole, scritture possono offrire ospitalità alla speranza, fornirla di casa e corpo? Nel nostro aggirarci, prudenti o in affanno, tra visioni incerte e frammentate e un “accadere della realtà” che ci coglie impreparate e impreparati, può nascere un “tempo che ci costringe ad ascoltare e a imparare”?
Nel quarto appuntamento del ciclo Futuri possibili: sperare tra visioni e realtà incontriamo Gabrio Vitali e Giancarlo Sissa per ascoltare e parlare di poesia e di come essa possa diventare laboratorio di nuove- antiche domande.
Primo incontro della rassegna Letture di classici La marcia su Roma e dintorni, Emilio Lussu in dialogo con Mauro Magistrati, ANPI – Bergamo Presso la Fondazione Serughetti La Porta
SULLA RASSEGNA
Anche quest’anno la Fondazione Serughetti La Porta partecipa con piacere alla rassegna “Letture dei classici” promossa dall’Università degli Studi di Bergamo. La Fondazione, in collaborazione con ANPI provinciale, ospita la rilettura di Marcia su Roma e dintorni (Parigi, 1931), scritto autobiografico del politico e scrittore italiano Emilio Lussu.
CINETEATRO QOELET ore 18,30 – LABORATORIO DI RACCONTO E DI CONFRONTO
ore 20,00 – APERICENA (Panificio Oreni)
ore 21,00 – FILM “Saint Omer” di Alice Diop 120’ (2022) BIGLIETTO INGRESSO € 5
“Il leone rosso” è il titolo dell’inno nazionale del Senegal, scritto nel 1960 dal suo primo presidente Léopold Sédar Senghor, che fu anche poeta e ideatore del concetto di “negritudine”. Nei primi versi si fa riferimento alla kora e al balafon, strumenti musicali che rappresentano la varietà e la ricchezza del patrimonio culturale di questo paese dell’Africa occidentale. La letteratura e il cinema, come quello di Ousman Sembène, hanno aggiunto negli ultimi decenni ulteriore linfa a un paesaggio vivo e vitale.
Negli ultimi mesi, il Senegal è stato rammentato nei notiziari soprattutto per una crisi politica che sta attanagliando il paese in vista delle contestate elezioni presidenziali del prossimo mese di febbraio. Le proteste e le tensioni politiche, etniche e locali creano un’atmosfera tesa in un paese che era stato per molti anni considerato come la democrazia più stabile dell’Africa occidentale e un solido punto di riferimento dei governi occidentale in una regione sempre più instabile, come mostrano le vicende di numerosi paesi vicini.
Da un altro lato, il recentissimo film Io capitano di Matteo Garrone, presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia, ha mostrato il Senegal come punto d’origine di tanti percorsi e progetti migratori che arrivano verso l’Italia.
Con lo stile e le modalità che le sono proprie, la rassegna Lontano Presente di quest’anno vuole offrire alcuni spunti per conoscere meglio la storia e la cultura del Senegal, senza limitarsi esclusivamente ai lati più eclatanti e drammatici dei conflitti politici e ai fenomeni migratori.
Come si può raccontare questo paese, e come si può farlo senza pretese di esaustività o solamente con uno sguardo esterno?
Nelle quattro serate della rassegna, che si tengono come d’abitudine nei venerdì di ottobre, abbiamo scelto di alternare i linguaggi del cinema e della musica, l’analisi storica e politica con la narrazione del proprio vissuto, alternando le voci, i soggetti e i posizionamenti, in modo da cercare di avere uno sguardo plurale quanto a origine, genere, età e prospettive.
Abbiamo scelto di includere il punto di vista di persone italiane che hanno vissuto o vivono in Senegal e di persone senegalesi o di origine senegalese che vivono in Italia, ciascuna persona con la sua voce e la sua storia. Abbiamo scelto di includere la tragedia e il conflitto, ma anche la gioia della musica e della festa: “verso tutti i venti del mondo”, come dice l’inno senegalese.